top of page

Vicky Polak: Ho sognato che le strade fossero fatte d'acqua (fino al 29 agosto 2026)

  • 2 lug
  • Tempo di lettura: 2 min

2 luglio - 29 agosto 2026


A cura di Julia Terzano

Saggio "Il femminile respira la terra" di Chiara Celoria



La pratica fotografica di Vicky Polak viene qui considerata non come un compendio di serie statiche, bensì come una ricerca aperta e in continuo movimento. Le opere in mostra sono permeate da un costante stato di transito, attraversando soglie in cui si intersecano presenza umana, geografia e storie ereditate. Qui, il corpo funge da archivio somatico attivo, luogo di incontro e contenitore in cui convergono strati temporali e correnti territoriali. Attraverso le sue doppie esposizioni analogiche, il confine tra pelle e terreno si dissolve. Il movimento si fonde con l'austerità della pietra e la volatilità della luce, trasformando l'atto fotografico da mera documentazione a rito viscerale e di lunga durata.


Nella sua essenza, la mostra traccia uno spostamento materiale, segnando una transizione dal peso denso e vulcanico della terra ai ritmi fluidi di Venezia. Laddove i suoi gesti precedenti si insediavano in paesaggi sismici e nella gravità minerale, i suoi impulsi più recenti abbracciano l'acqua come spazio di ascolto attivo e rigenerazione rituale. Questo cambiamento non implica una rottura concettuale; rappresenta piuttosto una migrazione della ricerca stessa. Mentre la materia si trasforma da solida a liquida, le domande fondamentali rimangono: come si radica la memoria entro i limiti del corporeo? Come perdura la saggezza ancestrale attraverso gli spostamenti geografici?


Nella sua serie più recente, Offerte alle Acque Cristalline, queste domande assumono una forma intima. Negli ultimi quattro anni, durante ripetute visite a Venezia, Polak getta una moneta nella laguna, chiedendo alla dea del mare di riportarla presto: un rituale che lega il suo desiderio personale alla memoria familiare e alle radici italiane. L'Adriatico diventa più di un semplice scenario; agisce come un archivio fluido che raccoglie storie, assenze e il costante scambio tra corpo e acqua. Attraverso questo gesto minimale, il mare sostiene ciò che la carne e la terra già contengono.


Presentando queste fasi interconnesse del lavoro come un unico processo circolare, in cui convergono le sue serie precedenti – Seismic Gestures, Dark Waters e Offerings to Crystalline Waters – I DREAMT THE STREETS WERE MADE OF WATER offre uno spazio in cui territorio e lignaggio sono intesi come correnti cicliche. Le immagini su queste pareti fungono da sedimento visivo, a dimostrazione che queste storie condivise non finiscono, ma continuano a circolare, assumendo nuove forme.



Biografia dell'artista:


Vicky Polak è un'artista interdisciplinare che opera tra cinema, fotografia e antropologia visiva. La sua pratica esplora temi come la memoria, l'identità e le narrazioni culturali attraverso la narrazione documentaristica e sperimentale. Grazie alla sua formazione in antropologia e cinema, fonde processi di ricerca con un linguaggio visivo intuitivo e poetico. Le sue opere sono state esposte alla Photo London International Art Fair con The Light Gallery nel 2026. Ha ricevuto riconoscimenti come l'Eaton Fund Grant (2025, Londra), il FIFV International Photography Awards (2013 e 2021, Cile) e la borsa di studio Proyecto Imaginario (2016-17, Argentina), ed è stata presente in rassegne internazionali di portfolio tra cui Format Festival (2026, Regno Unito), Paris Photo (2025) e Photo Days (2025). Tra le mostre recenti si annoverano Topology of Ritual (2025, Residenza dell'Ambasciatore, Regno Unito), Seismic Gestures (2025, London & LA Design Week) e Brigadas (2021, FIFV, Cile).

bottom of page