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Paul Noble: The Declining Figure (Fino al 5 settembre 2026)

  • 7 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

7 May - 5 September 2026


Testo di Gráinne Sweeney:


Questa mostra riunisce sculture, opere su carta e la grande opera ricamata NEST (2004), ripercorrendo la carriera di Paul Noble e il suo costante confronto con una delle eredità artistiche più significative della Gran Bretagna: Henry Moore.

Venezia non è una cornice casuale. Nel 1948 Moore ricevette il Premio Internazionale per la Scultura alla XXIV Biennale di Venezia, dove la sua opera fu riconosciuta come espressione dei valori umanistici del modernismo. Presentare il lavoro di Noble da Caterina Tognon — una galleria il cui programma affonda le proprie radici nella sapienza artigianale e nei processi legati alla materia — colloca questo confronto proprio nella città in cui tale riconoscimento ebbe luogo.


Il titolo della mostra nasce da un deliberato gioco di parole. Laddove Moore collocava monumentali figure reclinate nelle piazze e nei paesaggi di tutto il mondo, Noble propone figure in declino: forme che si afflosciano, si accumulano, si sovrappongono e si decompongono. Alla base vi è la sua convinzione che gli esseri umani, pur comportandosi come se occupassero il vertice della catena alimentare, siano in realtà i principali responsabili dei danni arrecati al mondo naturale.


Il confronto di Noble con Moore ebbe inizio nel 1996, all’insegna dello scetticismo. La sua critica non era rivolta tanto a Moore quanto a ciò che egli rappresentava: l’imposizione dall’alto dell’arte pubblica in comunità che non avevano avuto alcuna voce in capitolo sul suo arrivo. Critico anche nei confronti della scala e dei processi industriali alla base delle opere, nonché di quella che percepiva come la loro adesione agli ideali prebellici della famiglia nucleare, Noble rielabora questo mito utopico attraverso l’umorismo e la reinterpretazione.


Il primo edificio di Nobson Newtown (1996–) — la città distopica immaginaria di Noble — raffigura la casa di un architetto costruita sulla sabbia, accanto alla quale giace una pila di sculture di Moore abbandonate. Realizzato interamente a matita, il progetto funziona al tempo stesso come pianta urbana e autoritratto. Tornando su questa immagine anni dopo, Noble realizzò Monument Monument (2007), un grande e meticoloso disegno a matita composto da tutte le sculture incluse nei sei volumi del catalogo ragionato di Moore, ridimensionate alla medesima scala e assemblate in un’unica forma torreggiante.

Ridisegnando Moore dalle fondamenta, scultura dopo scultura, Noble giunse gradualmente a riconoscere nel proprio antagonista un maestro della forma, della materia e della scala. Nel 2019 dichiarò in un’intervista: «Ho iniziato ai piedi della montagna, ancora critico nei confronti di Moore, ma mentre salivo lentamente ho riconosciuto quale maestro della forma, della materia e della scala egli fosse. Mi ci è voluto del tempo per arrivare a questo punto e liberarmi dei miei pregiudizi». (Da A Cartography of the Self, intervista con Kristen Knupp, Art Vista / Art Decision Magazine, dicembre 2019.)


Le opere riunite in questa mostra ripercorrono quasi tre decenni di questo dialogo in continua evoluzione. Ampiamente esposte, le figure scatologiche in ceramica della metà degli anni Duemila giocano con la scala. Composte a partire da variazioni di dieci moduli ispirati a Moore e alle pietre degli studiosi cinesi, furono concepite come ornamenti per Paul’s Palace, la villa sul mare riccamente dettagliata che occupa un ruolo centrale a Nobson.

Presentate qui per la prima volta, The HM’s sono collocate su basi in travertino: forme chiare, nodose e intrecciate che funzionano simultaneamente come omaggio e parodia. Elaborati disegni a matita come Sixteen Henry Moore Sculptures On Top Of Each Other (2005–2025) sovvertono le forme canoniche di Moore, comprimendole in un monumento assurdo. Noble richiama così Hans Bellmer, contemporaneo di Moore, la cui radicale frammentazione della figura umana costituisce il contrappunto modernista all’idealismo di Moore.


Moore operava all’interno di una tradizione che poneva il corpo al centro del significato: dignitoso, durevole e in armonia con il paesaggio. I disegni Declining Figure (2017) di Noble, anch’essi presentati qui per la prima volta, rivisitano il motivo familiare della figura reclinata sullo sfondo del mare e del cielo. Non più reclinate, ma in declino, queste forme suggeriscono qualcosa che si rimpicciolisce, si deteriora e diventa meno stabile.

NEST (2004), ispirata ai tradizionali paraventi pieghevoli dell’Asia orientale, costituisce il fulcro della mostra. Combinando ricamo, applicazioni tessili, intarsio e lavorazione con perline, l’opera presenta un mondo di edifici simili a contenitori per uova e un nido di lana che avvolge un minuscolo uovo, adagiato su un albero morto: un paesaggio sospeso tra formazione e collasso. Nascita, scarto, morte, ripetizione. La sua superficie, frutto di un’intensa lavorazione manuale, si pone in diretto contrasto con i processi industriali associati alla scultura monumentale.



Biografia dell’artista:


Disegnatore rigoroso e instancabile, Noble crea elaborati sistemi e schemi codificati, attingendo alla varietà delle tradizioni testuali — dal pittogramma al rotolo, dalla composizione visiva alla parola scritta — per esplorare il modo in cui il significato viene costruito, interpretato e tramandato attraverso le culture.


Nato nel 1963 nel Northumberland, in Inghilterra, ha frequentato il Sunderland Polytechnic dal 1982 al 1983 e l’Humberside College of Higher Education di Lincoln dal 1983 al 1986. È noto soprattutto per Nobson Newtown, un progetto di disegno tuttora in corso che raffigura una città distopica immaginaria e per il quale è stato candidato al Turner Prize nel 2012.


Membro fondatore della galleria londinese City Racing (1988–1998), uno spazio gestito da artisti al di fuori del circuito delle gallerie commerciali, Noble ha ricevuto il prestigioso Paul Hamlyn Award for Artists nel 2000 ed è stato recentemente selezionato come uno degli artisti in residenza del Sir John Soane’s Museum (2024).


Tra le sue mostre personali figurano quelle presso il Migros Museum für Gegenwartskunst di Zurigo (2005); Nobson al Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, nei Paesi Bassi (2014); Paul Noble: New Works da Gagosian San Francisco (2017); e al Musée des Beaux-Arts de La Chaux-de-Fonds (2018).


Le sue opere sono state inoltre incluse in numerose mostre collettive, tra cui quelle presso il Museu de Arte de São Paulo (2001); il Museum of Modern Art di New York (2002); il Fabric Workshop and Museum di Filadelfia (2003); il New Museum di New York (2003); il Migros Museum für Gegenwartskunst di Zurigo (2003); e Body & Void: Echoes of Moore in Contemporary Art alla Henry Moore Foundation di Perry Green (2014).

Le opere di Noble sono conservate nelle collezioni del British Council; della Tate di Londra; del Museum of Modern Art di New York; del British Museum di Londra; del Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam; del FRAC des Pays de la Loire, in Francia; e di numerosi altri musei e collezioni. Vive e lavora a Londra.

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