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Jason Dodge with Yvo Cho, Keta Gavasheli, Megan Plunkett, Merry Alpern, Felice Tosalli a cura di Luca Lo Pinto - Fino al 25 aprile 2026

  • 25 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 6 giorni fa

Barbati Gallery è lieta di presentare, dal 7 marzo al 25 aprile 2026, una mostra collettiva curata da Luca Lo Pinto che vede protagonista Jason Dodge insieme a Yvo Cho, Keta Gavasheli, Megan Plunkett, Merry Alpern e Felice Tosalli. L'esposizione si articola come una costellazione di riflessioni e materiali, esplorando il confine tra presenza, percezione e il silenzioso dialogo tra le cose.


La mostra si dispiega come una disposizione di cose e pensieri con Jason Dodge al suo centro non come una singola voce autoriale, ma come una presenza che permette alle pratiche di altri di apparire (Merry Alpern, Yvo Cho, Keta Gavvasheli, Megan Plunkett, Felice Tosalli).

Le opere occupano lo spazio della galleria secondo differenti temporalità: a volte in isolamento, a volte in relazione, apparendo brevemente o soffermandosi abbastanza a lungo da ricalibrare il ritmo dello spazio.


L'esposizione non è concepita come una proposta concettuale o una tesi da dimostrare. Invece, si sviluppa da affinità condivise, intuizioni parallele e una sensibilità che si muove attraverso pratiche distinte. Le opere si ingaggiano l'una con l'altra senza spiegazione, formando una conversazione fatta di gesti, materiali e decisioni piuttosto che di parole. Il significato sorge attraverso la prossimità piuttosto che la prescrizione. L'attenzione è favorita rispetto all'interpretazione, la presenza rispetto all'affermazione. Gli spettatori sono invitati a restare con ciò che si dispiega quando le opere entrano in contatto.


Al centro di questa costellazione, la pratica di Jason Dodge stabilisce le condizioni per tali incontri. Attraverso gesti sottili, moderazione e un evitare soggetti fissi, il suo lavoro - spesso composto di tracce e oggetti tratti dalla vita quotidiana - pone in primo piano l'agency dello spettatore nella produzione di significato. Gli elementi che egli raccoglie resistono alla chiusura narrativa, proponendo invece la percezione stessa come una forza attiva e generativa. Attorno a questa sensibilità, altre pratiche trovano sia tensione che risonanza.


Le fotografie di Merry Alpern introducono un'acuta consapevolezza dell'etica e della complicità insite nel processo dello sguardo, posizionando la fotocamera alla soglia tra spazio pubblico e privato.

La pratica di Yvo Cho interroga lo stato e la circolazione delle immagini, lavorando fluidamente tra diverse discipline e incorporando l'atto della documentazione nel lavoro stesso.


Keta Gavasheli impegna suono, poesia e performance attraverso strategie simili al collage che evocano le trame frammentate della memoria; le audiocassette fungono qui da medium e archivio materiale.

Le installazioni di Megan Plunkett esaminano le economie visive che modellano la realtà fotografica, coltivando l'estraniamento all'interno di scene familiari.

Infine, le sculture animali di Felice Tosalli, pur radicate in un momento storico precedente, contribuiscono con un registro immaginativo distinto, unendo precisione tecnica e una raffinata sensibilità fiabesca.


Queste pratiche non illustrano o confermano le premesse iniziali; piuttosto, si dispiegano come articolazioni parallele di una attenzione condivisa. Insieme, esse modellano uno spazio in cui il significato emerge lentamente attraverso l'adiacenza, il contrasto e la silenziosa persistenza delle cose.


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BARBATI GALLERY

Palazzo Lezze

Campo Santo Stefano, 2949

30124 Venezia, Italy


 
 
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