Insurgent bodies - Lisetta Carmi | Jürgen Klauke | 27 Marzo - 16 Maggio 2026
- 25 mar
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Aggiornamento: 27 mar
In occasione del Venice Gallery Weekend 2026, Ncontemporary e Alessandro Casciaro Venezia sono liete di presentare Insurgent bodies, doppia personale dedicata a Lisetta Carmi e Jürgen Klauke, due protagonisti della fotografia europea che, attraverso percorsi differenti, hanno affrontato con radicalità i temi dell’identità, del corpo e della rappresentazione sociale.
La mostra sarà accompagnata da un testo curatoriale di Anna Daneri e si realizza con il supporto dell’Archivio Lisetta Carmi e di Martini & Ronchetti, Genova.
La mostra si apre con una selezione di opere di Lisetta Carmi (Genova, 1924 – Cisternino, 2022) tratte dalla serie I travestiti (1965–1971), uno dei cicli più significativi della fotografia italiana del Novecento. Il suo sguardo scruta, senza ipocrisia e perbenismo, la profonda umanità che proviene dai corpi e dalle espressioni di un pezzo di società negletto, represso, marginalizzato. Pubblicato per la prima volta nel 1972, il volume I travestiti è oggi considerato un’opera fondamentale non solo per la fotografia italiana, ma
anche per l’intera storia della rappresentazione di genere, per la sua capacità di coniugare testimonianza sociale e potenza estetica, restituendo dignità e autenticità a esistenze segnate dalla ricerca di libertà e riconoscimento.
In un’epoca in cui la società faticava ad accettare differenze e identità non conformi, Carmi infrange il silenzio restituendo visibilità a chi era escluso dalla narrazione pubblica. La sua ricerca unisce la forza del documento sociale a una sensibilità artistica capace di far emergere la dimensione più intima e universale di quei vissuti.


Accanto a questo sguardo empatico e documentario, la mostra presenta il lavoro di Jürgen Klauke (Cochem, 1943), artista tedesco che, a partire dagli anni Settanta, ha fatto del proprio corpo campo privilegiato di indagine e sperimentazione. Attraverso fotografie e sequenze performative, Klauke ha esplorato i territori dell’ambiguità sessuale, del travestimento e della costruzione dell’identità, utilizzando la messa in scena
come strumento critico e sovversivo. Il suo linguaggio, ironico e perturbante, mette in discussione i confini tradizionali tra maschile e femminile, naturale e artificiale, sociale e intimo.
Attraverso la serialità, l’uso della maschera, la teatralità e il ricorso al travestimento, Klauke interroga l’instabilità dell’identità, la permeabilità tra maschile e femminile, naturale e artificiale, intimo e sociale. Il suo lavoro, profondamente radicato nella cultura visiva degli anni Settanta, conserva oggi una sorprendente attualità per la capacità di mettere in discussione i confini imposti e anticipare riflessioni che solo decenni più tardi sarebbero entrate nel dibattito pubblico.
Il dialogo tra Carmi e Klauke mette in relazione due prospettive diverse e complementari: da un lato, l’urgenza di dare visibilità a una comunità negata attraverso la forza della fotografia sociale; dall’altro, l’atto di sovversione estetica e concettuale che trasforma il corpo in linguaggio. Due percorsi che, pur nati in contesti lontani, si incontrano oggi in una riflessione quanto mai attuale su identità, genere e libertà espressiva.
