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Il grande diluvio. Kinki Texas, Josef Rainer (2026)

  • 23 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

23 maggio - 25 luglio 2026


Il grande diluvio La mostra riunisce le pratiche di Kinki Texas e Josef Rainer in un dialogo serrato tra visione pittorica e condensazione scultorea, tra l'eccesso dell'immagine e la densità della memoria. Il titolo evoca un evento primordiale e universale – il diluvio come catastrofe e rinascita – ma qui si dispiega come una grande ondata di segni, storie e figure che travolgono qualsiasi gerarchia tra alto e basso, tra cultura visiva e letteraria, tra immaginazione e realtà.


Nella pittura di Kinki Texas, l'inondazione è soprattutto iconografica: una proliferazione incontrollata di forme e un flusso continuo di immagini che si sovrappongono, si trasformano e si contraddicono a vicenda. Il suo "Kinki Texas Space" non è un luogo stabile, bensì un campo di forze in cui ogni figura è soggetta a mutazione. Cavalieri diventano cowboy, creature ibride emergono da sfondi oscuri ed episodi di violenza e ironia si intrecciano senza soluzione di continuità. La sua pittura procede attraverso strati, deviazioni e riconsiderazioni, in un processo lungo e instabile che accumula tensione e memoria.


In questo universo, la narrazione non è lineare ma associativa: ogni opera è un frammento di una storia più ampia in cui motivi e personaggi migrano da una tela all'altra, evolvendosi nel tempo. Il risultato è un febbrile mondo immaginario in cui coesistono il grottesco e il giocoso, e dove il "cuore selvaggio del pop" si manifesta come un'energia primaria e indisciplinata, capace di sovvertire qualsiasi codice. Il flusso qui è quello delle immagini stesse: un eccesso travolgente e rigenerante che distrugge per creare nuove possibilità visive.


Mentre Kinki Texas lavora attraverso l'esplosione e la deriva dell'immagine, Josef Rainer, al contrario, opera attraverso la condensazione. Le sue sculture in ceramica traducono la parola letteraria in presenza fisica, trasformando i grandi romanzi in busti che sono al contempo ritratto, simbolo e strumento narrativo. Ogni opera è un microcosmo: un volto centrale attorno al quale si dispongono figure, scene e dettagli, evocando momenti chiave del testo originale. La ceramica, con la sua materialità e la sua superficie smaltata, diventa il luogo in cui la narrazione si stratifica visivamente. Come nella pittura di Kinki Texas, anche qui si attiva un dialogo tra diversi livelli, ma in una forma concentrata e riflessiva. La parola diventa corpo, il testo diventa immagine e la memoria letteraria si traduce in esperienza sensoriale. Rainer non illustra i libri; li distilla, estraendone l'essenza e rendendo visibile la loro forza simbolica e il loro impatto storico e sociale.


In "The Great Flood", queste due pratiche apparentemente distanti si incontrano in una tensione condivisa: entrambe affrontano il tema della trasformazione. Da un lato, la pittura come campo di continua metamorfosi; dall'altro, la scultura come atto di cristallizzazione del significato. Tra eccesso e sintesi, tra caos e forma, la mostra costruisce un paesaggio in cui immagini e storie scorrono come correnti parallele.


Il diluvio diventa dunque una metafora della condizione contemporanea: un sovraccarico di segni, narrazioni e riferimenti che richiede di essere orientati piuttosto che ordinati. Kinki Texas e Josef Rainer offrono due modi complementari per orientarsi in questo flusso: abbandonarsi all'energia dell'immagine o concentrarla nella forma. In entrambi i casi, ciò che emerge è la persistenza della narrazione – visiva o letteraria – come strumento per comprendere e reinventare il mondo.



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