Ferdinando Scianna al Ghetto di Venezia - Fino al 22 Novembre 2026
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Il 31 maggio 2026 Ikona Gallery inaugura la mostra Ferdinando Scianna al Ghetto di Venezia.

Lo sguardo di un visitatore
La prima volta fu nel 2007, a fine maggio, quando varcai la porta in vetro di Ikona Photo Gallery, soglia che invita lo sguardo a entrare.
C’era una mostra allestita in galleria, Watermark di Robert Morgan: un accrochage il cui titolo riprendeva l’originale del saggio di Joseph Brodsky – Fondamenta degli Incurabili – di cui Morgan è il destinatario della dedica scritta in apertura del libro.
Di quella mia prima volta ricordo, tra i numerosi dettagli, il silenzio all’interno dello spazio e il riflesso della luce a terra. Una luce proveniente dalla scala luminosa realizzata da Federica Marangoni, sopra la quale è posta l’insegna IKONA VENEZIA in vetro color turchese. E seduta alla scrivania, Živa Kraus, presenza incisiva e laterale. Iniziò così il mio costante far visita a una camera posta al centro di un campo che è “isola nell’isola”, il Campo del Ghetto Nuovo.
Dopo diciannove anni ancora ritorno a varcare quella porta in vetro che conduce a un temporaneo incontro con la grafia dello sguardo di un fotografo.
Il lavoro di Ferdinando Scianna sarà esposto alle pareti di Ikona Gallery.
Dal prossimo 31 maggio 2026 si potranno riscoprire le immagini raccolte dal fotografo siciliano per un progetto realizzato nel 2016, in occasione del cinquecentenario della nascita del Ghetto: fotografie allora presentate al pubblico con la mostra “Ferdinando Scianna Il Ghetto di Venezia 500 anni dopo” presso la Casa dei Tre Oci alla Giudecca.
Questa testimonianza ritrae una memoria e un campo che ancora recano in sé una forte specificità.
Soffermarsi di fronte a questi scatti consente al visitatore di percorrere i masegni del campo, di oltrepassare uno dei tre ponti che ne permettono l’accesso e di sollevare lo sguardo fino alla cima degli edifici, qui fitti e alti più del normale. E, ancor di più, significa interrogarsi sulla Fotografia e sull’andatura che permette all’autore di abitare gli istanti fino a renderli visibili.
Un progetto, questo di Scianna, che non è stato solo la risposta a una commissione di reportage da parte di Fondazione Venezia, ma un atto di conoscenza: un inoltrarsi fino a riconoscere, a registrare e a pronunciarsi su un confine che è ben di più dell’ala esclusiva di una città.
Queste fotografie contengono anche molto di qualcosa che sta in filigrana. C’è nel loro bianco e nero la dedizione, l’attenzione dell’osservare, lo sporgersi fino al punto di comprendere.
Vi è inscritto un tempo di passi e di parole, di indicazioni e di punti visitati insieme, di confronti e scambi tra persone che in un campo hanno condiviso un’azione comune.
Alludo a Ferdinando Scianna e a Živa Kraus che, amici, hanno percorso insieme il Ghetto nei giorni di ripresa. Il primo in qualità di autore, la seconda in qualità di persona che dal 2003 ha scelto questo luogo per attuare il suo gesto curatoriale verso la Fotografia.
Questa mostra afferma la visione personale di un maestro sul Ghetto di Venezia e sottolinea quanto il linguaggio fotografico, oggi apparentemente alla portata di tutti, sia il risultato dell’applicazione di una vita intera; di quanto sia necessario immergersi nell’esercizio dello sguardo e della compartecipazione.
Me lo testimoniano le immagini di Scianna e la presenza incisiva e fedele di Živa Kraus.
AS
Venezia, 21 maggio 2026
FERDINANDO SCIANNA
Ferdinando Scianna nasce il 4 luglio 1943 a Bagheria, un paese contadino della Sicilia. Nel 1961 si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo. A diciassette anni comincia a fotografare sistematicamente le feste religiose siciliane.
Nel 1963 un amico segnala a Leonardo Sciascia, che la apprezza molto, la sua prima mostra, a Bagheria con le foto delle feste. Lo stesso anno conosce lo scrittore a Racalmuto e tra i due scocca un'amicizia decisiva che durerà ventisei anni, fino alla morte di Sciascia.
Nel 1963 espone alla Galleria Sormani di Milano un importante corpus di immagini sulle feste.
Su incitamento di Sciascia, nel 1965 pubblica presso l'editore Leonardo da Vinci di Bari il volume Feste religiose in Sicilia, con un testo memorabile dello stesso Sciascia. Il libro ha molta eco e vince il premio Nadar. Nel 1966 abbandona l'università e la Sicilia si trasferisce a Milano, dove, grazie a Roberto Leydi, l'anno successivo viene assunto come fotoreporter dalla rivista “L’Europeo", dove rimane per diciassette anni.
Nel 1974 il direttore Tommaso Giglio lo invia come corrispondente a Parigi, dove rimarrà dieci anni. Lì incontra il suo mito di sempre, Henri Cartier-Bresson; ne nasce un'amicizia profonda.
È grazie all'invito di Cartier-Bresson che nel 1982, quando decide di lasciare la rivista, presenta la sua candidatura all'agenzia Magnum Photos, dove viene accolto, primo fotografo italiano.
Rientra a Milano e inizia una nuova storia professionale come fotografo indipendente.
Nel 1987 fa un importante reportage su un villaggio di minatori delle Ande boliviane, da cui nascerà il libro Kami. Quasi contemporaneamente, gli stilisti Dolce & Gabbana lo invitano a realizzare le foto per uno dei loro primissimi cataloghi di moda. Il catalogo ha un successo mondiale, proiettandolo nel mondo della fotografia internazionale di moda, che pratica durante otto anni per le più prestigiose riviste e marchi del settore, finché non decide di smettere per dedicarsi alla realizzazione di reportage vari, di mostre e soprattutto di libri personali.
Nel 1989 realizza Le forme del Caos, una mostra antologica accompagnata da un importante catalogo; ne farà altre quattro, fino alla grande personale a Palazzo Reale a Milano nel 2023.
Nel corso della sua carriera ha pubblicato più di cento volumi di fotografie, affidandovi il senso del suo lavoro.
Nel 2025 Roberto Andò realizza un documentario-ritratto, Ferdinando Scianna, il fotografo dell'ombra, che viene selezionato dalla Mostra internazionale d'Arte cinematografica di Venezia.
IKONA GALLERY
Fondata il 28 luglio 1979 a Venezia, presso il ponte di San Moisè, dall’artista e gallerista
Živa Kraus. Dal 1989 Ikona Venezia è anche Scuola Internazionale di Fotografia. Ha realizzato progetti in diverse altre sedi della città, sempre prestigiose, fino ad arrivare, nel 2003, a quella attuale nel Campo del Ghetto Nuovo. Nelle sue sale ha visto passare, nel corso del tempo, i più grandi rappresentanti della fotografia mondiale, da Berenice Abbott a Gabriele Basilico, Antonio e Felice Beato, John Batho, Alberto Bevilacqua, Bruce Davidson, Adolphe de Meyer, Robert Doisneau, Giorgia Fiorio, Franco Fontana, Martine Franck, Chuck Freedman, Gisèle Freund, Gianni Berengo Gardin, Mario Giacomelli, Erich Hartmann, William Klein, Helen Levitt, Lisette Model, Paolo Monti, Barbara Morgan, Carlo Naya, Helmut Newton, Ferdinando Scianna, Rosalind Solomon. Il 28 luglio 2025 rappresenta un punto di arrivo e al contempo di conferma e trasformazione per Ikona Gallery: la sua presenza in città continua a essere un riferimento per la cultura veneziana e internazionale.
Ferdinando SCIANNA al GHETTO di Venezia
31 maggio - 22 novembre 2026
ore 11 - 19, chiuso il sabato
Inaugurazione domenica 31 maggio 2026, ore 11:00
Ikona Gallery Campo del Ghetto Nuovo, Venezia
