l'opera/

Little Ulysses, 2004

“I Little Ulysses sono canotti come quelli usati dai nostri bambini per giocare in spiaggia, ma sono neri e assomigliano alle imbarcazioni di piccoli scafisti. Alludono ad alcuni dei tanti piccoli clandestini fatti sbarcare in un paese sconosciuto o prima ancora persi in mare. Certamente i remi di vetro non li aiuteranno ad avanzare, perché l’ipotesi è quella di un viaggio difficile, come difficile è semplicemente vivere.

Le migrazioni e i viaggi sono iscritti nel DNA del genero umano. Sono nata in Argentina da nonni russi arrivati a Buenos Aires da San Pietroburgo e sono emigrata in Italia per sfuggire alla dittatura militare. Sono una migrante.

So che l'arte difficilmente cambierà il mondo ma sono convinta che può influenzare la visione di chi guarda. Come artista sicuramente ho più domande che risposte ma la maggior parte del mio lavoro consiste nel mettere in discussione l'invisibilità di una parte dell'umanità”

Silvia Levenson

l'artista/

Silvia Levenson

E' nata a Buenos Aires (Argentina) nel 1957, abita in Italia dal 1981. Discendente da una famiglia di ebrei scampati ai pogrom russi del 1904, lei stessa a sua volta in fuga dall’Argentina di Videla. Silvia Levenson scruta la crudele arena domestica con un invidiabile black humor da sopravissuta. Ha esposto in diverse mostre collettive e personali ed è presente in numerose collezioni pubbliche, fra cui Il Corning Museum of Glass, Corning, NY, the Museum of Fine Art, Houston, USA e la Coleccion Casa de Las Americas, Cuba. 

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Silvia Levenson

Little Ulysses, 2004

 

resine, vetro

 

 

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